martedì 4 ottobre 2016

Risposta Sismica Locale - Effetto di Sito

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Danni provocati dalla liquefazione del suolo dopo un terremoto in Giappone 
Il termine "effetto di sito" in sismologia indica quell'associazione di caratteristiche geologiche e morfologiche che rende un luogo più o meno soggetto da danni conseguenti ad una scossa sismica.
La conoscenza degli effetti di sito è uno degli aspetti più importanti dal punto di vista della mitigazione dell’azione sismica.
In particolare l’azione destabilizzante di un terremoto sulle opere antropiche può essere di tipo diretto (moto vibratorio del suolo), o di tipo indiretto (frane sismoindotte e liquefazione dei terreni di fondazione).
Gli aspetti di mitigazione che riguardano il moto al suolo sono connessi all’ipotesi di una trasmissione amplificata del moto sismico proveniente dal basamento roccioso (bedrock) sottostante. La conoscenza di tale effetto è molto importante per la scelta di soluzioni progettuali idonee alla mitigazione del moto sismico. In particolare le situazioni che determinano gli effetti di amplificazione locale sono definite, oltre che da condizioni stratigrafiche dei terreni non consolidati giacenti sopra il bedrock, anche da particolari situazioni morfologiche tipo: zone di cresta, zone di versante acclive, zone di vallata o di conca endoreica e, o comunque, aree dove si hanno effetti di focalizzazione del raggio sismico.
In molti casi l'amplificazione è dovuta a fenomeni di risonanza di terreni incoerenti stratificati al di sopra del 'bedrock': fenomeni di riflessione e rifrazione delle onde sismiche alle interfacce di discontinuità tra i due tipi di terreno portano infatti all'intrappolamento delle onde sismiche nello strato superficiale e alla successiva amplificazione; tale configurazione geomorfologica facilità anche la propagazione delle 'Onde di Love' che sono tra i tipi di onde sismiche più distruttive.
L’individuazione delle aree potenzialmente interessate da fenomeni di frane sismoindotte e da fenomeni di liquefazione possono essere fatta mediante il rilevamento diretto sul terreno, tramite la prospezione geologica, di alcuni elementi indiziari caratteristici della presenza di frane, nonché, da documentazioni storiche e testimonianze riguardanti gli avvenimenti accaduti in passato nella zona.
In particolare tutte le aree in frana possono essere destabilizzate da un terremoto, in particolare le frane attive; le frane quiescenti e/o stabilizzate possono essere, comunque, riattivate da un sisma violento.

Liquefazione del suolo durante un sisma in Giappone

L’individuazione di eventuali terreni di recente deposizione (deposizione quaternaria e antropica) permette di circoscrivere aree potenzialmente interessate da fenomeni di liquefazione o di densificazione del suolo.
Gli effetti di sito, e con essi le necessarie misure di protezione antisismiche, possono essere individuati tramite attente analisi di microzonazione sismica.

Categorie geotecniche secondo l’Eurocodice EC7


Categorie geotecniche secondo l’Eurocodice EC7

GC1
Strutture semplici caratterizzate da rischi molto limitati
Esempi:
‐ fabbricati di piccole dimensioni con carichi massimi alla base dei pilastri di 25,5kN o
distribuiti alla base di murature di 10kN/m,
‐ muri di sostegno o scavi di altezza non superiore a 2m, scavi di piccole dimensioni per
drenaggi o posa di fognature, etc..

GC2
Tutti i tipi di strutture e fondazioni convenzionali che non presentano particolari rischi.
Esempi:
‐ fondazioni superficiali,
‐ fondazioni a platea,
‐ pali,
‐ opere di sostegno delle terre o delle acque,
‐ scavi,
‐ pile di ponti,
‐ rilevati e opere in terra,
‐ ancoraggi e sistemi di tiranti,
‐ gallerie in rocce dure, non fratturate e non soggette a carichi idraulici elevati

GC3
Strutture di grandi dimensioni, strutture che presentano rischi elevati, strutture che
interessano terreni difficili o soggette a particolari condizioni di carico, strutture in zone
altamente sismiche

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