giovedì 8 dicembre 2011

Jean-Baptiste de Lamarck

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Jean-Baptiste Lamarck, nato Jean-Baptiste Pierre Antoine de Monet cavaliere di Lamarck (Bazentin-le-Petit, 1º agosto 1744 – Parigi, 18 dicembre 1829), è stato un biologo, zoologo e botanico francese. Coniò verso la fine del XVIII secolo il termine "biologia" ed elaborò il Lamarckismo, ovvero la teoria sulla eredità dei caratteri acquisiti.

Biografia
Partecipò alla Guerra dei sette anni nell'armata al comando del duca de Broglie. Rientrato in Francia si stabilì a Parigi dove si dedicò allo studio della biologia, della meteorologia e della botanica. Dopo aver abbandonato gli studi in medicina si dedicò allo studio della botanica sotto la supervisione di Bernard de Jussieu. Cominciò a farsi conoscere col catalogo descrittivo La flore française, compilato con un nuovo metodo da lui introdotto.
Fece quindi un viaggio attraverso l'Europa come accompagnatore del figlio di Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon. Al ritorno lavorò alla Encyclopédie methodique continuando il lavoro di Diderot e d'Alembert.
Ebbe poi la cattedra di "zoologia degli invertebrati" al Muséum national d'historie naturelle. Da allora concentrò i suoi interessi sulla zoologia, dedicandosi in modo particolare ai molluschi viventi e fossili. A lui si devono il riordinamento, le divisioni e le suddivisioni degli animali e il termine biologia, esposto nella grande Encyclopédie alla cui redazione sostituì D'Alembert.

La teoria di Lamarck

Con la pubblicazione nel 1809 dell'opera Philosophie zoologique, Lamarck giunse alla conclusione che gli organismi, così come si presentavano, fossero il risultato di un processo graduale di modificazione che avveniva sotto la pressione delle condizioni ambientali.
Nel tentativo di dare una spiegazione a quella che era una prima teoria evoluzionista, egli basò la sua teoria su tre idee:
  • La grande varietà di viventi: Lamarck riteneva che poche specie fossero riuscite a mutare nel corso degli anni.
  • L'uso e il non uso degli arti: secondo Lamarck, le specie avevano con il tempo sviluppato gli organi del loro corpo che permettevano di sopravvivere e di adattarsi all'ambiente. Per spiegare questa idea ricorse all'esempio delle giraffe: in un primo momento, secondo Lamarck, sarebbero esistite solo giraffe con il collo corto; queste ultime, per lo sforzo fatto per arrivare ai rami più alti, sarebbero poi riuscite a sviluppare collo e zampe anteriori e quindi ad avere organi adatti alle circostanze.
  • L'ereditarietà dei caratteri acquisiti: Lamarck credeva che le specie tramandassero i caratteri acquisiti (il collo e le zampe più lunghi nel caso delle giraffe) ai discendenti.
La teoria evoluzionista successiva ha abbandonato la teoria lamarckiana, soprattutto per quanto riguarda l'ereditarietà dei caratteri acquisiti: è ormai appurato che le mutazioni somatiche (che riguardano cioè il corpo) non si possono trasmettere ereditariamente, perché esse non intervengono sul patrimonio genetico dell'individuo che sarà poi trasmesso alla progenie. Tuttavia, gli ultimi studi sul citoplasma, sulla clonazione somatica riproduttiva nei mammiferi e sui citoplasti universali stanno dimostrando che tale teoria, contrariamente a quanto era stato ritenuto in precedenza, è integrabile in alcune sue parti con quella della selezione naturale del biologo inglese Charles Darwin (che era tra l'altro un estimatore di Lamarck).
Nonostante ciò, Lamarck rimane il primo scienziato a propugnare una teoria evoluzionista che affermasse la mutazione delle specie nel corso del tempo (idea che sarà poi condivisa da Darwin). In questo modo infatti Lamarck portava la biologia fuori dal creazionismo e fondava una prospettiva dinamica della storia della natura.

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